Signori di Faenza dal 1313 e di fede guelfa, i Manfredi si contesero per decenni il controllo della città con i rivali Accarisi e con gli Ordelaffi, padroni della vicina Forlì, entrambi di parte ghibellina.
In passato padroni anche di Imola, la persero nel 1473 per mano degli Sforza, quando ne era conte Taddeo Manfredi; questi provò a prendersi Faenza dal cugino Astorgio II, senza successo. Astorgio, mecenate e spendaccione, dopo aver arricchito la città di nuovi edifici morì nel 1468 lasciando sul trono il figlio Carlo, che proseguì le politiche paterne appoggiato dal fratello Federico, arcivescovo di Faenza: entrambi aumentarono le gabelle per costruire la cattedrale di San Pietro.
Ma Carlo si ammalò e dovette cedere il potere. Questo innescò una disputa dinastica tra l’arcivescovo, che non avrebbe potuto ereditare ma godeva dell’appoggio di papa Sisto IV, e Galeotto, legittimo erede. La disputa si concluse rapidamente: il popolo era espressamente a favore di Galeotto, e anche il papa spostò quindi su di lui il proprio appoggio.
Galeotto, attuale signore di Faenza, è destinato alla figlia di Giovanni Bentivoglio di Bologna. Entrambe le famiglie, filofiorentine, sono legate dal comune tentativo di resistere alle mire espansionistiche del papa con il supporto dei fiorentini.