Ottomani
Vissuto a Tirgoviste alla corte del padre, il Voivoda di Valacchia, Vlad II Dracul, il giovane Vlad figlio di Dracul (Drăculești) aveva potuto godere degli insegnamenti dei migliori maestri rumeni e bizantini prima di venire inviato come ostaggio alla corte del Sultano turco Murad II quando questi aiutò il padre Vlad a ottenere il trono di Valacchia dopo che i boiardi, su forti spinte ungheresi, avevano spinto il Dracul a lasciare il trono.
La già vasta cultura del giovanissimo Vlad si arricchì della conoscenza dei costumi turchi, dell'intransigenza della religione musulmana e della determinazione nella guerra e nel prendere decisioni di quel popolo. Un popolo che gli riservava una sopravvivenza in una prigione dorata, la stessa prigione che anni prima aveva visto subire l'accecamento con ferri roventi dei figli del Despota serbo che avevano tramato per fuggire.
Da quel rifugio, assieme al fratello Radu, apprese che il fratellastro maggiore Mircea con la collaborazione del padre avevano indetto una guerra santa contro i turchi attaccandoli prima Varna e poi trucidando la guarnigione di Giurgiu. In quel momento i due giovani valacchi temettero per la propria sopravvivenza ma i loro supplizi si limitarono alla becera sevizia e probabilmente alla sodomia.
Approfittando del conflitto, i boiardi locali, capeggiati non tanto velatamente dal Reggente d'Ungheria detto "Il Cavaliere Bianco" Joàn Hunyadi, si sollevarono nuovamente contro Vlad II Dracul che questa volta non venne solo scacciato dal trono ma anche ucciso. Gli succedette per un brevissimo periodo Mircea, il figlio maggiore, che venne rapidamente catturato anch'egli, accecato e sepolto vivo. Per non lasciare così la Valacchia alla potente Ungheria, il Sultano Murad II su insistente richiesta del giovane Vlad, lo liberò per spingerlo verso il trono di Tirgoviste quale Voivoda di Valacchia. Il fratello Radu al contrario si convertì all'Islam e si stabilì alla corte turca dove pare godesse piacevolmente della compagnia dell'erede al trono Ottomano, Mhemet (futuro Maometto II).
Varcato il Danubio, le forze ungheresi riuscirono a contrastare l'insediamento (durato pochissimo tempo) del legittimo erede di Valacchia il quale si rifugiò prima in Moldavia dal cugino Stefan per poi essere accolto dal nemico della sua famiglia, il Reggente d'Ungheria, che fu estremamente affascinato dalle conoscenze sui turchi e dall'indole del giovane Draculesti. Ospite delle corti Cristiane, Vlad ritrovò la vicinanza con la religione che lo aveva battezzato e maturando un odio sempre crescente verso i ricordi della sua prigionia e sopratutto verso Mhemet. Con il suo fedele compagno, l'erede della dinastia regnante Moldava, Stefen cel mare, compì numerosi atti di guerriglia ai danni dei turchi perfezionando l'arte della guerra che fino a quel momento aveva studiato e ripetuto sui libri. Oltre all'amico Stefan, nelle scorribande contro i turchi, divenute sempre più frequenti dopo la caduta di Costantinopoli, con Vlad vi era il figlio del Cavaliere Bianco che nei secoli verrà poi ricordato come Mattia Corvino (Re d'Ungheria).
Per il valore dimostrato in battaglia, Vlad ottenne dal Cavaliere Bianco la possibilità di governare la Valacchia. Così rientrò nelle sue terre e a Shighisoara dove con i suoi uomini sbaragliò le truppe del Voivoda insediato anni prima dagli stessi ungheresi e lo uccise in combattimento dimostrandosi determinato e implacabile.
Questa è la storia di un guerriero, un uomo di parola e di un Voivoda che conobbe la prigionia e dovette chinare il capo a numerosi sovrani per potersi garantire la supremazia. Umile, obbediente...paziente.
Il Voivoda Vlad III Draculesti di Valacchia era considerato dai suoi vicini un personaggio affascinante, quasi attraente probabilmente per la stranezza del suo sguardo.
Lasciò transitare le truppe turche dirette contro il figlio del suo ultimo "carceriere" e sodale, Mattia Corvino, mentre riportava l'ordine nella Valacchia vittima di anni di guerra civile in cui i boiardi si erano spesso alleati con chi fosse riuscito a garantirgli la più ricca sopravvivenza. Un oltraggio inaccettabile per Vlad che non pretendeva denaro, ma obbedienza e onestà dai suoi sudditi.
Nella Pasqua del 1459 invitò al proprio castello i boiari e dopo averli spinti a rivelare la propria insubordinazione facendoli sentire forti della loro vicinanza reciproca e del disprezzo non troppo velato verso il Voivoda li chiuse in una stanza, ne decapitò gran parte e catturò il resto insieme alla loro famiglia realizzando quella tortura che tanto lo aveva affascinato ad Edirne. Impalamento.
Impalò i restanti prigionieri non risparmiando nessuno. Donne, bambini, e traditori. Morirono in più di 200 nella "Pasqua di Sangue".
Nessuno osò più ribellarsi apertamente.
La determinazione contro i nobili non fu diversa rispetto a quella verso il suo popolo, impoverito dalle guerre e dedito alla più becera criminalità. Dopo i risolutivi interventi del Voivoda si dice che nella piazza di Tirgoviste vi fosse una coppa d'oro. Una coppa che nessuno osava rubare e che rimase intonsa e immacolata al centro della piazza per tutti gli anni di regno di Vlad.
In un villaggio vicino alla capitale della Valacchia, un mercante denunciò al Voivoda il furto da un suo forziere lasciato incustodito (sicuro dell'assenza di crimini) durante la notte. Vlad III minacciò il villaggio d'essere raso al suolo se solo non fosse stato consegnato il ladro. Nel frattempo fece mettere nel forziere del mercante tante monete quante ne avevano sottratte..più una.
Quando il mercante si accorse della moneta in più subito si rivolse al Voivoda che intanto aveva trovato il ladro e lo aveva impalato al centro della piazza. Lo stesso Vlad confidò al mercante che se non avesse comunicato la presenza della moneta in più sarebbe stato impalato accanto al ladro.
L'onestà era una virtù per Vlad l'Impalatore (così come veniva chiamato, Tèpes in rumeno), tanto che si dice avesse impalato un frate che invece di biasimarlo per la sua crudeltà come aveva fatto il suo compagno di viaggio, lo aveva elogiato per la sua determinazione e giustizia. Non tollerava ipocrisie e non conosceva timore di Dio.
Alleato con Mattia Corvino, divenuto Re d'Ungheria, decise di appoggiare la Crociata lanciata da Pio II contro i turchi, ma l'Ungherese temporeggiò di fatto lasciando il Voivoda da solo a scontrarsi contro i suoi più acerrimi nemici ora sotto la guida del suo peggior rivale, Maometto II affiancato dal fratello di Vlad, Radu.
Per negoziare un accordo Maometto II inviò dei messi che, non potendosi togliere il turbante al cospetto del Voivoda in ossequio alla religione, scalfirono l'intransigenza di Vlad il quale, assecondando una vecchia tradizione slava, fece inchiodare alla loro testa i turbanti così che non potessero più distaccarsene.
Incurante della netta inferiorità numerica diede sfoggio delle sue peculiarità belliche e della sua grande intelligenza riuscendo in diversi agguati a decimare l'esercito d'aggressione turco e ad impalarne i corpi lungo il confine così da scoraggiare le nuove ondate. Ne impalò a centinaia, migliaia. In seguito, travestendosi con la sua guardia da soldati turchi (oltre a padroneggiarne perfettamente la lingua degli Osman) si lanciò in violente scorribande nel territorio turco devastando villaggio e facendo strage di popolani. Un messaggio chiaro per il Sultano al quale in questo modo comunicò la fine del suo vassallaggio.
Quindi attese l'enorme esercito turco radunato dall'irritatissimo Sultano che volle personalmente vendicarsi dell'affronto del Tepes, ma nonostante l'invasione con frequenti imboscate, sopratutto notturne, decimò le forze nemiche costringendole ad una rocambolesca ritirata.
Vlad III aveva scacciato i Turchi impalandone a centinaia per delineare la frontiera. L'Europa Cattolica lo celebrò.
Il Fratello Radu tuttavia, forte del finanziamento del Sultano e dell'appoggio dei potenti Giannizzeri, riuscì ad assediare e conquistare Tirgoviste, lasciando il fratello Vlad privo del suo trono ma ancora agguerrito e capace di infliggere nuove sconfitte ai turchi. Ripiegò con i suoi uomini rimasti in Ungheria per cercare l'appoggio del sordido Corvino, ma questi per paura di subire l'aggressione Ottomana lo arrestò per tradimento ponendo fine a quello che fino a quel momento era stato un valido sodalizio.
La prigionia fu lunga e si dice che durante il periodo in Ungheria, Re Vlad si aggirasse nei villaggi nei pressi dei quali era tenuto prigioniero. Fu spostato infine nella capitale ma la corte del Re pareva essere stata vittima di uno strano sortilegio. Qualcuno mormorava, rischiando la condanna del Re, che Vlad doveva essere liberato. Della stessa opinione era Stefan cel mare, divenuto Stefan III, Voivoda di Moldavia che si spese per far liberare il vecchio amico Vlad ottenendo il consenso del Re ormai stanco di quello scomodo prigioniero.
Nel 1475 il fratello Radu morì improvvisamente a corte solo qualche giorno dopo la liberazione di Vlad il quale si armò e, forte del sostegno moldavo e ungherese, tornò in armi a riprendersi il trono di Valacchia. La guerra contro i turchi fu dura e lunga alcuni anni. In una delle numerose battaglie nelle quali soleva combattere con la divisa turca, divisa con la quale aveva appreso l'arte della guerra da giovane, scomparve improvvisamente dal campo di battaglia. In molti lo considerarono deceduto e usarono la testa di un suo commilitone anch'egli travestito da turco per confermarne la morte.
Maometto II nutriva un profondo astio ma anche un grande rispetto per quel sovrano con il quale era vissuto e aveva condiviso parte della adolescenza. Un boiardo locale vicino alla figlia del vecchio Voivoda sostiene che questa gli abbia confidato che in realtà Vlad non sia stato ucciso e che non sia così facile mandarlo all'altro mondo.
Altri invece sostengono che Maometto II abbia preteso di decapitare Re per Vlad per impedirgli di "risvegliarsi".
Ma queste ultime sono solo dicerie...
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