Parlare del Comune di Firenze, capitale della Repubblica fiorentina, è come parlare del Banco Medici e della famiglia che lo guida. Istituto bancario tra i più potenti e famosi d’Europa, ha visto il suo splendore con Cosimo de’ Medici, il quale, accumulando ricchezza come commerciante di tessuti, per primo si inserì nel tessuto politico della città, trasformando la Repubblica in una signoria nascosta controllata dalla sua famiglia pur senza rivestire alcun incarico ufficiale di rilievo.
Un potere che mantenne nonostante l’esilio di un anno impostogli da altre due famiglie potenti di Firenze, gli Albizzi e gli Strozzi, alle quali restituì il “favore” una volta riconquistato il controllo della città, sempre grazie a corruzione e clientelarismo oltre che con l’appoggio delle famiglie Soderini e Pitti.
La criptosignoria medicea continuò con il primogenito di Cosimo, Piero detto il Gottoso, a causa dei malanni che lo debilitavano fortemente. Egli cercò di tenere saldo il timone delle fortune di famiglia attuando politiche assai più restrittive di quelle del padre, guadagnandosi per questo le inimicizie di molti mercanti e politici, ma l’amicizia e l’ammirazione del popolo. Dopo essere riuscito a far sposare il figlio Lorenzo con la nobile romana Clarice Orsini, morì di malattia.
Le redini di Firenze passarono così a Lorenzo de’ Medici, che aveva appena vent’anni: un potere assai più difficile da mantenere che in una legittima dinastia nobile ufficialmente al potere di uno stato, per quanto piccolo. Lorenzo seppe tuttavia tenere le redini della città con un piglio che ricordava molto quello del nonno Cosimo. Riformò gli organi politici svincolandoli dal consenso popolare e conquistò Volterra e le sue miniere di allume.
Il suo atteggiamento dispotico e le mire espansionistiche del papa Della Rovere, Sisto IV, e di suo nipote Girolamo Riario crearono però le basi per una congiura — la congiura dei Pazzi — che portò alla morte del fratello di Lorenzo, Giuliano, e a una guerra tra Firenze e il Papato alleato con Napoli. Sconfitto, Lorenzo si recò segretamente a Napoli ottenendo una pace separata e costringendo così il papa, isolato, a dover negoziare un accordo.