La famiglia Fregoso, o Campofregoso, da più di un secolo partecipa attivamente alle vicende politiche della ormai decadente Repubblica di Genova, rivaleggiando con gli Adorno nella violenta lotta per acquisire la carica di doge e resistendo alle pretese d’egemonia di Francia e Milano.
Numerosi sono i membri che dall’inizio del secolo hanno raggiunto il dogato. Il primo fu Domenico Fregoso, che con l’appoggio del popolo costrinse il predecessore Antoniotto Adorno a dimettersi in suo favore; le sue vittorie in mare contro Venezia non gli risparmiarono però una sollevazione guidata dagli Adorno, che costrinse all’esilio lui e tutta la famiglia. Qualche anno dopo la popolazione richiamò il figlio Giacomo, figura saggia e contraria a ogni tipo di conflitto, tanto da rinunciare alla carica alle prime avvisaglie di rivolta armata.
Tomaso Fregoso divenne doge dopo una rivolta in coalizione con gli Adorno per scacciare i governatori che Carlo VII di Francia era riuscito a imporre alla Repubblica. Per conservare la carica dovette resistere sia alle sommosse delle famiglie cittadine sia all’assalto dei Visconti di Milano. Sconfitto, si ritirò ottenendo la signoria dell’importante cittadina fortificata di Sarzana, salvo rientrare prepotentemente in città non appena i Visconti persero il controllo di Genova. Persino il fratello Battista, fomentato dai milanesi, ordì una congiura proclamandosi doge in una sua breve assenza; la misericordia di Tomaso verso il fratello e la tendenza a collocare i parenti negli incarichi di prestigio gli fecero guadagnare l’astio del patriziato genovese, che con l’iniziativa dei Fieschi e degli Adorno lo spodestò nuovamente.
Dopo una breve parentesi adorniana, Giano Fregoso rientrò a Genova scacciando Barnaba Adorno e divenendo doge per acclamazione popolare; acquistò dallo zio Tomaso il feudo di Sarzana e morì di malattia. Fu poi eletto il fratello Ludovico, che saldò il governo della Corsica in mano alla famiglia. Seguì una lunga catena di congiure fra cugini — Pietro, che riaprì le porte ai francesi, e l’arcivescovo Paolo Fregoso, dal passato di pirata, che arrivò a imprigionare Ludovico minacciandone la vita.
Nel periodo della dominazione sforzesca Battistino Fregoso, figlio di Pietro e nipote dell’arcivescovo Paolo, è riuscito a sfruttare l’appoggio dei milanesi per imporsi come doge, anche se i rapporti con il duca restano ambivalenti. Figlio di Bartolomea Grimaldi, gode dell’appoggio dei signori di Monaco oltre che degli Appiani di Piombino, presso i quali ha passato l’infanzia e con cui è strettamente imparentato. Suoi acerrimi rivali rimangono gli Adorno, corroborati dall’aiuto dei Fieschi che di fatto dominano il Levante ligure; e lo zio Paolo non sembra poi così ben disposto ad accettare il dogato del giovane nipote, ambendo per sé a un rientro in grande stile alla guida di una Repubblica indipendente da Milano.