Trivulzio
Bellinzona Gian Giacomo TrivulzioFeudatari di confine legati al controllo degli accessi alpini. Rapporti da definire in base alla politica ducale, alle concessioni locali e alla gestione militare dell’area.
Ducato di Milano
La famiglia Sforza prende origine da Giacomuzzo, detto Muzio, Attendolo, un mugnaio romagnolo nato a Cotignola che aveva abbandonato la vita tranquilla di campagna per seguire una compagnia di ventura. Secondo le storie tramandate dai masnadieri del nord Italia, si distinse presto per valore, determinazione e soprattutto per la sua forza fisica fuori dalla norma, tale da guadagnarsi il soprannome di Sforza.
Impegnato in numerose campagne militari in Italia, riscosse successi tali da ottenere importanti incarichi sia alla corte del Regno di Napoli al servizio della volubile regina Giovanna II d’Angiò, di cui era Conestabile, sia al servizio di papa Martino V Colonna come Gonfaloniere della Chiesa. Padre di numerosi figli illegittimi, era accompagnato nelle sue imprese dal giovanissimo Francesco, quello che tra i figli rispecchiava di più l’indole e le doti del padre, superandolo addirittura in carisma e astuzia, e che ne fu l’erede.
Vittorioso contro gli Aragonesi nella guerra per il Regno di Napoli alla guida delle truppe angioine, Francesco Sforza si distinse tanto da guadagnarsi le attenzioni del duca di Milano Filippo Maria Visconti, che lo ingaggiò per la guerra che tutti gli stati italiani gli avevano dichiarato con il fine di disgregare il grande dominio creato in Italia da suo padre. Le sue doti però non bastarono e dovette soccombere contro la potenza delle truppe italiane coalizzate, guidate da Bartolomeo Colleoni. Negli anni successivi continuò a combattere alternativamente per le forze amiche e nemiche di Milano, guadagnando prestigio e vincendo scontri finanche contro i temibili veneziani.
Proclamata a Milano la Repubblica Ambrosiana dopo la morte di Filippo Maria Visconti, Francesco Sforza — sposato a Bianca Maria Visconti, figlia illegittima ma unica discendente dei vecchi signori di Milano — assediò la città devota a sant’Ambrogio con l’appoggio dei veneziani, finché il popolo di Milano non si ribellò ai capi repubblicani e invocò la guida dello Sforza quale nuovo duca. Alleato al banchiere Cosimo de’ Medici di Firenze ma nemico di tutti gli altri stati italiani coalizzati, si trovò a fronteggiarli in una guerra contro Venezia che durò fino a che, con la caduta di Costantinopoli in mano ai turchi, fu necessario ritrovare la pace tra i cristiani per prepararsi alla minaccia musulmana. Fu siglata dunque la Pace di Lodi (1454) che, grazie alle astuzie dello Sforza e di Cosimo de’ Medici, riuscì a portare la pace in Italia per lungo tempo, anche grazie alla formazione della Lega Italica.
Con l’aiuto del fido consigliere Cicco Simonetta, Francesco riorganizzò il Ducato di Milano modernizzandolo e rendendolo uno tra gli stati più progrediti e ricchi d’Europa. Il figlio Galeazzo Maria Sforza ne divenne duca alla sua morte, ma a differenza del padre si distinse per arroganza e crudeltà. Amante delle donne e del potere, fece rimpiangere la saggezza politica del padre e scacciò dal proprio fianco l’altrettanto moderata madre Bianca Maria Visconti, guadagnandosi le inimicizie di molti nobili locali e dei suoi stessi fratelli minori. Per compiacere il sordido re di Francia Luigi XI di Valois sposò Bona di Savoia, sorella della regina consorte Carlotta e del defunto duca di Savoia Amedeo IX, rompendo il fidanzamento con Dorotea Gonzaga e compromettendo così l’alleanza con il Marchesato di Mantova, utile in chiave antiveneziana.
Fu infine vittima di una congiura (1476) nata da giovani nobili che inneggiavano alla Repubblica, ma probabilmente appoggiata anche dai fratelli del duca, che infatti subito si sollevarono contro la cognata savoiarda — reggente in vece del figlio decenne Gian Galeazzo Maria Sforza — e contro il consigliere Cicco Simonetta. La guerra fu disastrosa per i fratelli ribelli: Ottaviano Maria e Sforza Maria morirono di lì a poco, lasciando ai soli Ludovico Maria, divenuto duca di Bari, e Ascanio, vescovo di Pavia, le redini della fazione ribelle, pur esiliati fuori da Milano.
Tra i due litiganti, il terzo che ne godé fu Cicco Simonetta, padrone indiscusso del governo del Ducato in quanto consigliere della fragile e volubile Bona. Su di lei si intensificarono i contatti di Ludovico Maria che, mese dopo mese, pare abbia raggiunto un’intesa con la cognata dopo averla convinta che il potere esercitato dal Simonetta sarebbe dovuto tornare nelle mani di uno Sforza.
Luigi d’Orléans, duca d’Orléans, marchese di Ceva e signore di Asti, fedele vassallo del cugino re Luigi XI di Francia. Rivendica Milano in quanto suo padre Carlo era figlio di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo Visconti, primo duca di Milano, e sorella di Filippo Maria: una linea di discendenza legittimata a ereditare il ducato in caso di estinzione della linea maschile viscontea. Ricusa gli Sforza come eredi illegittimi, essendo Bianca Maria Visconti figlia naturale di Filippo Maria.
Feudatari di confine legati al controllo degli accessi alpini. Rapporti da definire in base alla politica ducale, alle concessioni locali e alla gestione militare dell’area.
Famiglia feudale radicata nell’area appenninica. Il rapporto con la corte dipende dal rispetto dei diritti signorili, dal controllo delle vie interne e dalla fedeltà al potere ducale.
Casata feudale padana con interessi locali. Il rapporto va gestito tramite conferme di privilegi, incarichi militari o amministrativi e controllo delle ambizioni territoriali.
Umore cittadino legato a fiscalità, ordine pubblico, approvvigionamenti e sicurezza dei traffici. Può incidere sulla stabilità interna e sul rischio di rivolte.