Con la pretesa di avere le proprie origini radicate nella gens Cornelia e quindi di annoverare tra i propri antenati Scipione l’Africano, i Malatesta di Rimini dovrebbero il loro nome a uno dei capostipiti, Rodolfo, che avrebbe dimostrato irrazionale coraggio e tenacia durante uno scontro: una caratteristica che contraddistingue la casata, da cui sono nati valorosi e ineffabili condottieri.
Fu nella famiglia dei Malatesta che si consumò la tragedia di Paolo e Francesca raccontata nella Commedia di Dante, quando nel 1285 Giovanni Malatesta uccise la moglie Francesca da Polenta, nobile di Ravenna, per averla colta in adulterio col fratello minore Paolo, ucciso anch’egli nel castello di Gradara.
I Malatesta estesero i loro domini in gran parte delle città romagnole e della landa marchigiana, fino a diventare signori di Brescia e Bergamo. Negli ultimi tempi però, colpevoli il dominio papale e la famiglia Montefeltro, sono rimasti signori della sola Rimini, dopo aver perso nel 1463 la battaglia contro la parte del proprio dominio distaccatasi nella Repubblica di San Marino.
L’ultimo di loro è Roberto detto “il Magnifico”. Dopo aver eliminato i fratellastri nel 1470 con il favore del papa, assunse il controllo della città, salvo poi dichiarare l’indipendenza e resistere a ogni tentativo del Papato di riprenderla, così come i castelli del contado. Salito al soglio Sisto IV, Roberto entrò nelle sue grazie, per poi nuovamente osteggiarlo quando rientrò a Rimini anzitempo in seguito al mancato pagamento per l’impegno contro Firenze dopo la congiura dei Pazzi del 1478.
Sisto IV ha lanciato l’interdetto su Rimini; ma Roberto, valoroso condottiero, dopo aver sbaragliato l’esercito papale a Magione è stato chiamato a svolgere il ruolo di condottiero presso la Repubblica di Venezia. I funzionari veneziani proveranno a mediare col Papato per togliere l’interdizione della sua signoria e porre fine alla rivalità.