Il casato di Savoia è un’antica famiglia nobile, in principio feudataria del Ducato di Borgogna e successivamente asceso al rango ducale con Amedeo VIII agli inizi del XV secolo. Lo stesso Amedeo, detto il Pacifico, fu protagonista suo malgrado del piccolo scisma d’Occidente celebrato a Basilea, dove alcuni cardinali ostili a papa Eugenio IV lo nominarono antipapa con il nome di Felice V. Non si recò mai a Roma e mai volle entrare in aperta ostilità con il pontefice, finché, succeduto Niccolò V a Eugenio IV, decise di rinunciare alla tiara ponendo fine ai dissidi e rientrando nei ranghi come cardinale.
Il figlio Ludovico sposò Anna di Lusignano, figlia del re di Cipro e Gerusalemme Giano. Poco incisivo nella politica dei suoi tempi, iniziò a essere subordinato alle scelte del re di Francia dopo la pace di Lodi, che lo aveva visto sconfitto proprio contro la coalizione franco-milanese; concesse inoltre la figlia Carlotta in sposa al delfino di Francia, il futuro Luigi XI. Ebbe diciassette figli e gli succedette il primogenito Amedeo IX, sposato a Iolanda di Valois, figlia del re Carlo VII e sorella del futuro Luigi XI.
La consorte fu molto più incisiva di lui nella politica del ducato, così come il fratello Filippo. Fu grazie ai francesi che Galeazzo Maria Sforza venne convinto a sposare Bona di Savoia, figlia di Amedeo IX. Come se non bastasse, una brutta forma di epilessia rese ancor più fragile la personalità del duca, portando i fratelli a lottare contro la cognata Iolanda per il governo dopo che Amedeo le aveva concesso la reggenza per ritirarsi a vita privata. Filippo capeggiò una ribellione, ma dovette cedere alla cognata appoggiata dalla Francia. Amedeo morì circondato dall’affetto del popolo, che preferiva al lusso e allo sfarzo delle corti nobili del periodo, e soprattutto di quella francese.
In un clima di lotta interna gli succedette nel 1472 il figlio Filiberto, di appena sette anni, sotto la reggenza di Iolanda, nuovamente affrontata dal cognato Filippo, che stavolta non ottenne né l’appoggio dei fratelli né quello del popolo. La situazione volse tuttavia a vantaggio di Filippo, detto “Senza Terra”, quando incautamente Iolanda si schierò con il cugino Carlo di Borgogna in opposizione al fratello Luigi XI, ma soprattutto ai confederati elvetici, che la presero prigioniera. Il re di Francia affidò allora la reggenza del ducato ai cognati Filippo per il Piemonte e Luigi per la Savoia; quest’ultimo, appoggiato dalle proteste del popolo, liberò la cognata, mentre Filippo rifiutò di cedere la reggenza.
Iniziò così un nuovo conflitto tra transalpini e cisalpini che, su iniziativa di Iolanda, vide coinvolto il duca di Milano, il quale sperava di ampliare i propri possedimenti a ovest. Il popolo e il clero però si ribellarono, scacciando di propria iniziativa Filippo e impedendo l’invasione milanese. Il duca di Milano impose allora che la piccola figlia Bianca Maria Sforza fosse fidanzata al giovane Filiberto.
Morta Iolanda nel 1478, al giovane duca fu in un primo momento affiancata la reggenza dello zio Luigi XI, che lo volle alla propria corte per proteggerlo dai dissidi tra savoiardi e piemontesi. Il re affidò il governo del ducato a Luigi de Seyssel, membro di una tra le più potenti famiglie nobili della Savoia e conte de la Chambre, mentre la reggenza venne delegata al suo consigliere Philibert de la Grollée. Seyssel non tardò a manifestare un’indole dispotica e arrogante, rendendosi ben presto inviso al popolo e alla nobiltà locale. Il duca Filiberto, detto “il Cacciatore”, ormai prossimo ad assumere autonomamente il controllo del ducato, pare sia molto più interessato alla caccia che alle questioni di governo.