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Stemma Principato vescovile di Trento

Principato vescovile di Trento

Principato ecclesiastico imperiale

Governo: Teocrazia imperiale Capitale: Trento Principe vescovo: Giovanni Hinderbach
Storia della casata

All’inizio del XV secolo il vescovo Giorgio I di Liechtenstein tentò di smarcarsi dalla subordinazione della diocesi nei confronti del Tirolo, non riconoscendo l’alleanza e ponendosi direttamente sotto l’autorità dell’imperatore. In questo periodo vi fu tuttavia una decisa perdita di potere del vescovo nei confronti della città e della campagna.

Il carico fiscale imposto dal vescovo e le ingerenze tirolesi provocarono una rivolta generale a Trento, quindi nelle campagne e nelle valli, nel 1407, in seguito alla quale venne abbozzato uno statuto comunale. Sperando di ottenere l’appoggio militare della Repubblica di Venezia, i rivoltosi costrinsero il principe vescovo all’esilio ed elessero Rodolfo Belenzani capitano del popolo; privi però di appoggio esterno, vennero sconfitti il 5 luglio 1409 dalle truppe asburgiche, e Belenzani cadde combattendo sul campo. Le nuove istituzioni comunali non vennero però soppresse e costituiscono da allora un nuovo soggetto politico nella storia trentina.

Alla morte di Giorgio I la cattedra episcopale venne affidata al nipote del re di Polonia, Alessandro di Masovia. Sostenitore di una coraggiosa politica di allontanamento dal Tirolo, cercò di far avvicinare Trento a Venezia e Milano, ma il suo atteggiamento dispotico provocò un’altra rivolta sanguinosa, con l’intervento delle truppe austro-tirolesi nel 1435. Alla sua morte il principato sprofondò nell’anarchia con uno scisma interno: il capitolo della cattedrale e l’Impero nominarono un vescovo che operava nel nord della diocesi, mentre papa Eugenio IV e Venezia sostennero un ex abate che governava il sud dell’episcopato.

Dal 1466 è vescovo di Trento Giovanni Hinderbach. Uomo di cultura e tedesco d’origine, vinse contro l’altro candidato, Francesco Gonzaga, provocando malcontento nella nobiltà mantovana. Mantiene ottimi rapporti con l’imperatore e ha visto sfumare qualche anno fa le proprie speranze di rivestire la porpora cardinalizia.

Nel 1475 è divenuto famoso per un episodio di antisemitismo, che vide condannare una famiglia ebrea solo perché vicina al luogo dove fu trovato un bambino morto, il cosiddetto “beato Simonino”. Ha dato grande impulso alla biblioteca, portando un afflusso di manoscritti ed eruditi nelle vie trentine. Ma sta ormai invecchiando.

Vertice del Principato vescovile

Principe vescovo e curia

Giovanni Hinderbach 62 anni Principe vescovo di Trento; umanista, diplomatico imperiale e signore temporale del principato.
Albertino da Tridino Adulto Vescovo titolare di Esbo e suffraganeo di Trento; esercita funzioni pontificali per conto del principe vescovo.
Nicolò Firmian Adulto Nobile, capitano e vicario vescovile; regge la giurisdizione di Stenico e rappresenta l'apparato territoriale del principato.

Capitolo e notabili vicini alla corte

Georg Nothaft Adulto Canonico della cattedrale di San Vigilio, inserito nella rete diplomatica di Hinderbach e nei rapporti con il Tirolo.
Arcangelo Balduini de Capris Adulto Medico del principe vescovo e dell'imperatore Federico III; conte palatino dal 1478 e figura eminente del patriziato cittadino.
Pietro Lodron Adulto Uno dei maggiori feudatari del principato, signore di importanti castelli e giurisdizioni nelle Giudicarie e in Vallagarina.
Il principato è uno Stato del Sacro Romano Impero retto dal vescovo di Trento come principe territoriale. La denominazione storica corretta è «Principato vescovile di Trento».
Fazioni interne

Curia hinderbachiana

Castello del Buonconsiglio, cancelleria, giurisdizioni vescovili e diplomazia imperiale Giovanni Hinderbach

Sostiene il rafforzamento dell'autorità principesca, il controllo delle rocche e una politica fedele all'Impero ma autonoma dal Tirolo. Comprende cancellieri, giuristi, cappellani e funzionari direttamente dipendenti dal vescovo.

Capitolo di San Vigilio

Cattedrale, prebende, pievi e beni capitolari Georg Nothaft

I canonici difendono i privilegi del capitolo, la partecipazione all'elezione episcopale e l'autonomia dei propri patrimoni. Collaborano con Hinderbach, ma possono opporsi a un'eccessiva concentrazione del potere temporale.

Grandi feudatari delle valli

Giudicarie, Vallagarina, Val di Non, castelli e giurisdizioni rurali Pietro Lodron

Lodron, Castelbarco, d'Arco, Thun, Spaur e altre casate difendono feudi, pedaggi e giurisdizioni. Alcune famiglie sono vicine al vescovo, altre guardano al conte del Tirolo o a Venezia per bilanciare il potere principesco.

Popolo

Trento, borghi, pievi, comunità rurali e valli del principato Nessun capofazione unitario

Mercanti, artigiani, contadini, minatori, allevatori e comunità di valle chiedono sicurezza delle strade, pedaggi tollerabili, rispetto degli statuti locali e protezione dalle guerre fra feudatari e potenze confinanti.