La Repubblica di Venezia è uno stato retto da un solidissimo sistema di governo affidato alla Serenissima Signoria, un consiglio di dieci persone presieduto dal doge e dai suoi consiglieri e controllori: i sei membri del Minor Consiglio e tre esponenti della Quarantia, l’organo di quaranta patrizi con potere giudiziario.
Esiste poi un organo elettivo assai più grande, il Maggior Consiglio, costituito dai principali esponenti delle famiglie patrizie e incaricato di eleggere il doge e le figure di rilievo degli enti governativi — come il Collegio dei Savi, che esprime gli incaricati di amministrare le diverse aree della Repubblica, una sorta di consiglio dei ministri. Le prassi sono altamente collaudate: cariche brevi e alternanza fra tutte le famiglie, così da garantire stabilità ed equilibrio nonostante le reciproche rivalità.
I principali partiti in cui è divisa la città sono quelli dei Longhi, i patrizi di lungo corso e le famiglie più antiche della Serenissima, e dei Curti, patrizi di più recente creazione, riusciti comunque a entrare nel Maggior Consiglio prima che divenisse un organo chiuso a nuove famiglie e che le cariche di elettori divenissero ereditarie.
In questo contesto altamente burocratizzato la figura del doge rappresenta quella del comandante della marina e dell’esercito repubblicano, oltre che la massima carica dello Stato; tuttavia ogni sua decisione è posta accuratamente sotto il vaglio dei consiglieri, membri di famiglie spesso rivali, che ne limitano la libertà anche fisica: il doge è spesso impossibilitato ad abbandonare lo stesso Palazzo Ducale.
Dal 1478 è doge della Serenissima Giovanni Mocenigo, membro di una famiglia “curta” che prima di lui aveva visto raggiungere la carica dal fratello Pietro, morto nel 1476, grande ammiraglio distintosi nelle guerre contro i turchi. Il dogato di Giovanni risente della pesante sconfitta contro i turchi, che impone a Venezia un ingente tributo; della peste che ha colpito la città portando via la stessa moglie del doge; e del recente incendio che ha distrutto il Palazzo Ducale.